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Antonio Veronese

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Paintings marked by delicacy and sensitivity. Something personal, a touch of spontaneity ... Unique and also took in the process intended by the artist to repeat. One for all and all together. Faces a harsh world. Children's faces. At the margin. Brazilian children. Or the world. 
Sophia Attar - Le Figaro

 

French page:

www.antonioveronese.blog.com



Con 53 esposizioni individuali la pittura di Antonio Veronese è un registro della sua perplessità nei confronti della violenza. Nel 1990, Tom Jobim (il compositore di The Girl from Ipanema) scrisse: ” nella pittura di Veronese ci sono i personaggi di quella che lui chiama “la guerra civile carioca”. Dopo dieci anni di lavoro come volontario in carceri per minorenni brasiliani, i visi dipinti tracciano un profilo inquietante del Brasile. Un inventario definitivo di questi nostri tempi di collera”

Nel 2003, minacciato di morte a Rio de Janeiro, a causa della denuncia che la sua pittura rappresenta della violenza contro i minorenni, Veronese parte dal Brasile per vivere in Francia. È un esempio della forza della denuncia di sua pittura, che disturba il boia denunciato. Veronese parte dal Brasile ma non abbandona la partecipazione attiva nella questione brasiliana. Nelle mostre che fa negli Stati Uniti, Svizzera e Francia, continua a mostrare con ossessione quei visi, presentando quei soggetti che non hanno avuto il diritto neppure ad una immagine, una forma di reazione di Veronese alla sua propria perplessità. Nel 2003, con I Visi del Silenzio a Parigi, lui conquista un sorprendente spazio nella stampa francese di prima linea. La mostra, inizialmente programmata per quindici giorni, è stata prorogata due volte, restando in esibizione durante due mesi.

Invitato dal Jornal da Tarde, quotidiano del Gruppo Estado, per dare la sua opinione sulla Biennale di Arte di San Paolo nel 2002, lui ha dichiarato in una frase la sua posizione: “C’è più emozione e storia in una semplice acquerella di Egon Schiele che nell’intero padiglione della Bienal di San Paolo”. A differenza della maggioranza degli artisti che parlano soltanto attraverso la loro arte, Veronese si manifesta costantemente, partecipante e senza paura del clichè che accompagna la parola. Per lui, l’artista, come qualsiasi cittadino, deve avere il principio della partecipazione sociale, e dice che tutti noi abbiamo, specialmente in Brasile, “le devoir de l´insolénce”. Allontanato fisicamente dal Brasile, ma giammai distante nel cuore dai problemi del suo paese, il pittore continua a gridare della profondità del suo atelier in mezzo alla Foresta di Fontainebleu, come ha fatto durante le elezioni legislative del 2006: “ …siamo un paese che ama accreditare i suoi mali all’incompetenza e improbità della classe politica. Ma un popolo che nega la rielezione a Antonio Carlos Biscaia e vota di più in Paulo Maluf, deve smettere di lamentarsi dei politici ed assumere la sua responsabilità…” Crítico feroce della apatia carioca nei confronti della crisi della chiamata città meravigliosa, lui disse in una intervista alla Rádio France “… è già ora della città di Rio de Janeiro guardarsi nello specchio, perché vergognarsi è già un buon inizio!”

• Francisco Weffort – Ministro della Cultura

“Il lavoro di Antonio Veronese è estremamente affascinante, un’esperienza bellissima che noi dobbiamo comunicare al Brasile”

 

 

 


• Edgard Azevedo- Galleria Contorno- Rio de Janeiro

“I visi di Veronese mostrano un dominio assoluto dell’espressione umana; tracce forti del pennello di un grande pittore”

 

 

 


• Jô Soares nel show Jô Onze e Meia

“La pittura di Antonio Veronese ci prende dagli occhi e ci batte fondo nello stomaco”

 

 


• Anita Schwartz – Galleria Anita Schwartz – Rio de Janeiro

“Grazie alla sua forza e profonda identificazione con il suo tempo, il pannello Famine di Veronese è un’opera definitiva nella pittura brasiliana”.

 



• Senador Eduardo Suplicy- Discurso nel Senato Federal- 4-9-96

“Spero che l’opera dell’artista straordinario Antonio Veronese, oggi presente in questa casa, possa contribuire affinché Vs. Eccellenza, il Signor Presidente della Repubblica, capisca la natura del Movimento dei Senza-terreno. spero che l’opera di Veronese possa contribuire affinché il presidente superi la sua limitazione”

 

 


• Giornalista Marília Gabriela

“Sono stata meravigliata e spero che l’importanza del lavoro di Antonio Veronese sai riconosciuta”

 

 


• Rivista Mulher de Hoje- Bloch Editores 1997

“Con l’esposizione Veronese e i Bambini Trasgressori, Antonio Veronese ha conquistato, definitivamente, un luogo speciale tra gli esponenti della Arte Brasiliana”.

 

 


• Antonio Callado

“Quando riceve i bambini trasgressori nel suo atelier, Veronese trasforma loro semplicemente in bambini comuni. Quando insegna loro a dipingere, trasforma gli stessi in artisti.”

 

 


• Tom Jobim nell’invito all’esposizione Tensione nel Rio- 1990

“Nella pittura di Veronese ci sono i protagonisti di quella che lui chiama la “guerra civile carioca”.

 

 

 


• Critico Mário Margutti- Jornal do Comércio- 1990

“Veronese riprende con forza il linguaggio dell’espressionismo e ci offre un forte registro plastico delle strade di Rio de Janeiro”

 

 

 


• Informe JB- Jornal do Brasil – 4-8-1996

“Ancora una volta Antonio Veronese mette il suo talento a disposizione della lotta di redenzione sociale del Brasile”.

 

 

 


• O Globo, 9-9-1996

“Veronese evita la sinistra e la destra e vive un’esperienza “radical chic”, nel senso dell’espressione creata dal giornalista e scrittore Tom Wolfe per classificare gli intellettuali che appoggiano i movimenti sociali”.

 

 


• Betty Milan- scrittrice e psichiatra- Folha de São Paulo – Parigi

“Attraverso lo sguardo, il pittore dà vita al bambino. Perché la crea con dettagli mai prima percepiti. Come l’analista la farebbe esistere attraverso l’ascolto. L’arte di Antonio Veronese è indissociabile della vita e, perciò, lui parla della sua pittura come se fosse un manifesto, aggiungendo che non è importante essa piaccia a tutti quanti – i visi sono l’espressione della perplessità, della paura e dell’impotenza – l’importante per Veronese è che la sua arte chiami l’attenzione”

 

 

 


• O Globo

“Antonio Veronese, un vecchio militante delle rivendicazioni sociali, riafferma la sua posizione come uno dei modelli di nuova partecipazione nelle arti”

 

 

 


• O Estado de São Paulo

“L’esposizione di Antonio Veronese nel Congresso nazionale è un punch nella classe politica brasiliana.”

 

 

 


• Prima pagina del Courrier di Génève – 12-06-1998

“Un pittore che rinnova la speranza dei bambini prigionieri in Brasile”

 

 

 

 


• Hillary Clinton – Prima Dama degli Stati Uniti – 1997

“Sono notevoli la lotta e l’opera di Veronese per diminuire la violenza contro i bambini in Brasile”

 

 

 

 


Il Viso

La ricerca, quasi ossessiva, del viso… Soltanto il viso perché in questo c’è la concentrazione di tutto, il sostrato… Ma la sfida non è il viso accademico, sottomesso alle regole della anatomia e della prospettiva…no! Il viso di Veronese è di una semplificazione assoluta, quasi un’astrazione… in questo non c’è la struttura ossea e, alle volte, non c’è nemmeno la concezione correlata di ogni faccia. Ma attenti, questa falsa semplicità è colma di un commovente umanesimo.

Nel 2003, minacciato di morte a Rio de Janeiro, a causa della denuncia che la sua pittura rappresenta della violenza contro i minorenni, Veronese parte dal Brasile per vivere in Francia. È un esempio della forza della denuncia di sua pittura, che disturba il boia denunciato. Veronese parte dal Brasile ma non abbandona la partecipazione attiva nella questione brasiliana. Nelle mostre che fa negli Stati Uniti, Svizzera e Francia, continua a mostrare con ossessione quei visi, presentando quei soggetti che non hanno avuto il diritto neppure ad una immagine, una forma di reazione di Veronese alla sua propria perplessità. Nel 2003, con I Visi del Silenzio a Parigi, lui conquista un sorprendente spazio nella stampa francese di prima linea. La mostra, inizialmente programmata per quindici giorni, è stata prorogata due volte, restando in esibizione durante due mesi.
Invitato dal Jornal da Tarde, quotidiano del Gruppo Estado, per dare la sua opinione sulla Biennale di Arte di San Paolo nel 2002, lui ha dichiarato in una frase la sua posizione: “C’è più emozione e storia in una semplice acquerella di Egon Schiele che nell’intero padiglione della Bienal di San Paolo”. A differenza della maggioranza degli artisti che parlano soltanto attraverso la loro arte, Veronese si manifesta costantemente, partecipante e senza paura del clichè che accompagna la parola. Per lui, l’artista, come qualsiasi cittadino, deve avere il principio della partecipazione sociale, e dice che tutti noi abbiamo, specialmente in Brasile, “le devoir de l´insolénce”. Allontanato fisicamente dal Brasile, ma giammai distante nel cuore dai problemi del suo paese, il pittore continua a gridare della profondità del suo atelier in mezzo alla Foresta di Fontainebleu, come ha fatto durante le elezioni legislative del 2006: “ …siamo un paese che ama accreditare i suoi mali all’incompetenza e improbità della classe politica. Ma un popolo che nega la rielezione a Antonio Carlos Biscaia e vota di più in Paulo Maluf, deve smettere di lamentarsi dei politici ed assumere la sua responsabilità…” Crítico feroce della apatia carioca nei confronti della crisi della chiamata città meravigliosa, lui disse in una intervista alla Rádio France “… è già ora della città di Rio de Janeiro guardarsi nello specchio, perché vergognarsi è già un buon inizio!”

Nel 1990, Tom Jobim scrisse: ” nella pittura di Veronese ci sono i personaggi di quella che lui chiama “la guerra civile carioca”. I suoi visi tracciano un profilo inquietante del Brasile. Un inventario definitivo di questi nostri tempi di collera”

 UNESCO PARIGI

 

 

 

 

 

 

Frasi delle sue Interviste

I brasiliani amano accreditare i suoi mali all’incompetenza e improbità della classe politica. Ma un popolo che nega la rielezione a Antonio Carlos Biscaia e vota di più in Paulo Maluf, deve smettere di lamentarsi dei politici ed assumere la sua responsabilità!

 

 


“Il bambino è stato ammazzato a causa di un pacco di pane. Tre tiri nelle spalle e il piccolino cade per terra, abbracciato al “panis-nostrum di ogni giorno”

 

 


“Non difendo l’impunità. So che una parte di questi bambini subisce una setticemia morale, perciò deve essere allontanata dalla società. Mas è un dolore constatare che l’immensa maggioranza di loro potrebbe essere salva, ma è buttata nella spazzatura senza misericordia”

 

 


“Il salario settimanale di un bambino nell’industria di sisal equivale alla produzione giornaliera di una pecora. Io mi domando: nella più incompetente politiche sociali, non è possibile comprare una pecora per ogni famiglia che ha un bambino nell’industria di sisal?

 

 


“La città di Rio de Janeiro deve guardarsi nello specchio, perché vergognarsi è già un buon inizio”

 

 


“Io do diversi motivi al bambino per non lavorare com la droga. Eppure, il capo della distribuzione di droga immediatamente raddoppia il valore della mia offerta.”

 

 


“L’immagine edonista di un Rio de Janeiro di samba e calcio è diventata un clichè dei film di Atlantida. Oggigiono siamo diventati una società di estrema perversità”

 

 


“…la violenza carioca è una forma moderna di lotta di classi…”

 

 


“La città di Rio de Janeiro ha bisogno di un levante di cittadinanza!”

 

 


“L’élite intellettuale di Rio de Janeiro oggigiorno non è maggiore in numero che il pubblico di una casa di spettacoli…”
 

 

 

“La nostra élite è la peggiore delle catastrofi naturali”
 

 

 

“Ci sono più cose tra il cielo e la terra che sogna la nostra vana borghesia…
 

 

 

“Per questa élite mediocre, un’auto blindato è diventato un simbolo di status…”
 

 

 

“Savoir vivre ensemble” è materia basica nella scuola pubblica francese. Nella città di Rio de Janeiro, quando finiscono gli argomenti, il tizio immediatamente fa uso della violenza”
 

 

 

“Mai prima nella storia di Rio de Janeiro, la stupidità è stata così saldamente radicata…”
 

 

 

“la città di Rio de Janeiro ha perso il senso. Quando vedo i vestiti della governatrice sento molta nostalgia della Nara Leão…”
 

 

 

“La crisi carioca è una crisi d’intelligenza…”
 

 

 

“L’elezione di Antony Garotinho è un attestato di provincialismo”
 

 

 

“…una società che subisce quotidianamente com la paura, è una società sconfitta”
 

 

 

“… disubbidienza civile come forma di affrontare la setticemia della violenza!!!”
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